Chiarimenti sulla legge regionale - Emilia Romagna
In questo capitolo intendo riassumere e commentare l’ottimo documento realizzato da Diego Bonata e Fabio Falchi, dell’associazione CieloBuio, con la collaborazione di molti altri astrofili e tecnici.

Il titolo completo riportato nel frontespizio di tale documento è

CieloBuio – Coordinamento per la protezione del cielo notturno
UAI – Unione Astrofili Italiani
IDA – International Dark Sky Association sezione Italiana

Presentano:

LEGGE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

n. 19 del 29 Settembre 2003

"NORME IN MATERIA DI RIDUZIONE DELL’INQUINAMENTO

LUMINOSO E DI RISPARMIO ENERGETICO"

VISUALE

Interpretare, capire, conoscere ed approfondire la LR n.19/2003
Con in Patrocinio della Regione Emilia Romagna
Novembre 2003

Pertanto d’ora in poi per brevità lo chiamerò “Visuale”; inoltre per “legge”, in assenza di ulteriori specificazioni, intenderò unicamente la legge regionale i cui estremi sono sopra riportati.
Nella parte iniziale è riportato il testo integrale della legge, corredato però da varie illustrazioni esplicative dei vari tipi di illuminazione stradale, ammessi e non ammessi dalla legge stessa.
Tra le tante, ritengo particolarmente significativa la seguente figura:

che riassume efficacemente i concetti basilari.

Chi volesse saperne di più, anche in relazione alle aziende produttrici di apparecchi a norma, può consultare

Inoltre in fondo a pag. 8 di “Visuale” è riportata una tabella comparativa dei tipi di lampade più diffuse:

Nella seconda parte di pag. 9 sono citate le deroghe alla legge: sorgenti di luce interne ed internalizzate (ad esempio sotto portici e grondaie sporgenti) e luci esterne di modesta intensità (ben definita numericamente). Mi permetto però a titolo personale di esprimere forti riserve su tali deroghe, in quanto comunque fonte di spreco (anche se non enorme) e non portatrici di una corretta mentalità.
A che cosa serve ad esempio, nei portici ed anche nelle nostre abitazioni, illuminare il soffitto? A mio avviso ha senso soltanto se lo stesso ha notevole valore artistico. Perché permettere nei cortili privati l’installazione di un limitato numero di globi luminosi? Tanto varrebbe, secondo me, proibirne persino la produzione e promuovere l’uso esclusivo di lampioni (di costo pressocché uguale) che non irradiano al di sopra della linea dell’orizzonte.
Pertanto sarebbe fondamentale in questo caso essere più rigorosi della legge, acquisendo una mentalità veramente rispettosa dell’ambiente.
Ma, come deterrente per chi trasgredisce la legge, è anche importante ricordare che esistono le sanzioni previste dall’art. 6, i cui proventi vengono introitati dai comuni. Tali proventi sicuramente non sono sufficienti per la spesa da affrontare per l’adeguamento degli impianti; ecco allora che l’art. 8 prevede contributi regionali ai comuni.
A questo punto termina la sezione dedicata all’esposizione illustrata della legge.
A partire da pag. 13 di “Visuale” ci sono parecchi allegati, più o meno tecnici o burocratici, che hanno lo scopo di aiutare le amministrazioni nella pianificazione ed nella realizzazione di nuovi impianti, oltre all’adeguamento di quelli esistenti.

Nell’allegato A si illustrano le linee guida per la progettazione dei corpi illuminanti: partendo da alcuni criteri comuni indipendenti dalla tipologia, ci sono tecnologie differenti a seconda che si tratti di impianti extraurbani, grandi aree, impianti sportivi, centri storici e vie commerciali, illuminazione di edifici e monumenti, insegne luminose.

Nell’allegato B si espongono le linee guida per la realizzazione dei piani dell’illuminazione, ossia quello che dovrebbero fare i comuni per adeguarsi alla legge. Prima di tutto devono essere ricordate le esigenze e le motivazioni, tutte ugualmente importanti:

  1. lotta all’inquinamento luminoso;
  2. risparmio energetico e programmazione economica;
  3. salvaguardia e protezione dell’ambiente;
  4. sicurezza del traffico, delle persone e del territorio;
  5. valorizzazione dell’ambiente urbano, dei centri storici e residenziali;
  6. miglioramento della viabilità.

Poi occorre sottolineare che i beneficiari dei piani d’illuminazione sono molti, a partire dai cittadini in generale, fino all’economia locale, alla salvaguardia dell’ambiente, agli astronomi e agli astrofili.
La premessa di un buon piano richiede il rilievo degli impianti esistenti adottando una metodologia che individui le caratteristiche essenziali degli impianti. A tal proposito non vanno trascurate le seguenti:

  • Proprietari e gestori (ENEL, comuni, Enti locali municipalizzati e non, altri),
  • Alimentazione, potenze elettriche impiegate e tipo di distribuzione elettrica,
  • Tipologie degli apparecchi installati (stradali, lampioni, sfere, etc..) e dei supporti adottati (pali singoli e multipli, torri faro, a sospensione, a mensola o parete, etc..),
  • Distribuzione delle lampade installate negli impianti suddivise per tipo (fluorescenza, sodio AP o BP, Ioduri Metallici, Mercurio, etc…) ed in base alle potenze (50W, 100W, etc…),
  • Presenza di: abbagliamenti molesti, illuminazione intrusiva, evidenti inquinamenti luminosi, disuniformità, insufficienza o sovrabbondanza di illuminazione.

In seguito occorre suddividere il territorio non solo coi criteri già enunciati per le tipologie di corpi illuminanti, ma anche tenendo conto degli aspetti climatici ed ambientali: ad esempio la presenza di nebbia, inquinamento, salsedine marina richiedono particolari e mirate precauzioni.

Nell’allegato C si presenta un fac-simile di capitolato d’appalto.

Nell’allegato D invece si espone un fac-simile di ordinanza di un consiglio comunale per deliberare un regolamento per la riduzione dell’inquinamento luminoso e per il risparmio energetico.
In sostanza si tratta di un regolamento attuativo della legge, auspicabilmente più rigoroso e meno generico della legge regionale, con prescrizioni non riguardanti solo i nuovi impianti, ma l’adeguamento di quelli esistenti entro 4 anni dall’entrata in vigore del regolamento stesso. In tale arduo compito gli astrofili e gli astronomi dovrebbero segnalare le sorgenti di grande inquinamento luminoso.
L’allegato E è una scheda di constatazione di nuovi impianti inadempienti.

Gli allegati F e G sono dichiarazioni di conformità, che devono essere rilasciate a cura rispettivamente degli installatori e dei produttori o importatori degli impianti.

Nell’allegato H è riportato l’intero art. 23 del nuovo Codice della Strada: a noi preme sottolineare l’illegalità dei fasci luminosi che possono “arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l'attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione”.

Fotografia di Alberto Dalle Donne: fascio di luce ruotante visibile verso sud-sud-est, dall’osservatorio dell’AAB, in una sera nuvolosa nella primavera del 1998.

In conseguenza del divieto citato, nell’allegato I è riportato un esempio di ordinanza di spegnimento, già utilizzata da diversi comuni.

L’allegato L, di carattere più tecnico, espone i requisiti fotometrici degli apparecchi di illuminazione. A tal proposito, è importante insistere sulla corretta modalità di installazione. Infatti, per un apparecchio standard a vetro piano perfettamente a norma, un’inclinazione di soli 10 gradi rende tale lampione altamente inquinante: mentre la legge ammette solo 0,49 candele / kilolumen a 90 gradi, in tal caso avremmo ben 12 candele, ossia 25 volte il limite massimo ammesso. E purtroppo si vedono spesso lampioni inclinati anche 30 gradi!
Mi pare opportuno copiare integralmente la descrizione e la tabella riportata in “Visuale” a pag. 40.
Un ulteriore aspetto interessante è rappresentato dal fatto che apparecchi privi di emissione luminosa al di sopra di angoli di 90° (conformi alla LR19/03) talvolta vengano installati in posizione inclinata rispetto alla posizione di misura (in laboratorio). In tal caso la curva fotometrica ruota, per così dire, sull’asse del diagramma per l’angolo di inclinazione. Per conoscere la nuova fotometria associata si potrà procedere come segue:

  1. Analizzare la tabella legata all’apparecchio (posizione orizzontale) figura 1
  2. Se l’apparecchio venisse orientato di 10° i valori slitterebbero di una casella corrispondente a 10° figura 2
  3. Se l’apparecchio venisse orientato di 30° i valori slitterebbero di una casella corrispondente a 30° figura 3

Ma l’angolo di riferimento di 90 gradi, a mio avviso, andrebbe opportunamente ridotto per i lampioni installati sulle montagne: infatti gli abitanti della pianura verrebbero inutilmente abbagliati.
In seguito, sempre nello stesso allegato, vengono descritte le ottiche asimmetriche, un’ottima soluzione alla tentazione deleteria di inclinare quelle simmetriche a vetro piano: in sostanza, mantenendo tassativamente il vetro piano, si tratta di decentrare opportunamente la lampada e di sagomare le superfici riflettenti interne in modo da estendere il fascio luminoso ad esempio verso l’altro lato della strada.

Fotografia scattata da Alberto Dalle Donne il 20 marzo 2005 a Bologna in via Calori, nel centro cittadino, con la Luna casualmente sullo sfondo: tutti i lampioni della strada, montati alcuni anni fa, sarebbero a norma anti inquinamento, inquanto con vetro piano, ma sono erroneamente installati inclinati di circa 20 gradi anziche' orizzontali...
...invece nella limitrofa via Graziano un corpo illuminante molto simile è correttamente installato.

Alla fine dell’allegato è riportata un’interessante tabella sul risparmio energetico conseguente alla sostituzione di vecchie ed inquinanti lampade al mercurio:

L’allegato M descrive la luminanza media da fornire in base alla classificazione delle strade: infatti ad esempio è inutile illuminare eccessivamente le arterie meno trafficate.

Infine l’allegato N, a cura di Carlo Rossi (del CNIL e dell’UAI), elenca un utile glossario della terminologia fisica e tecnica fin qui utilizzata, e una descrizione dei vari tipi di lampade.


Aggiornato il 24/11/2009
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