Molti si domanderanno il motivo della mia insistenza sull'argomento.
In aggiunta a quanto già scritto, in contrasto con la dilagante ricerca spasmodica di aumento di produttività in tutti i campi, oso affermare che lo sviluppo non è necessariamente sinonimo di benessere collettivo.
Chi mi conosce probabilmente non rimane stupito dalle inconsuete parole di chi come me ama definirsi astrofilo “all’antica”.
Forse però quasi tutti gli economisti inorridirebbero alla mia provocatoria opinione, ma voglio cercare di dimostrare almeno che lo sviluppo dell'illuminazione pubblica, se irrazionale e correlato ad un aumento dei consumi energetici, è solamente deleterio per la collettività, non solo per chi come noi osserva il cielo.
Certamente una diminuzione dei consumi di elettricità non è ben vista dagli enti produttori di energia, perché provocherebbe una riduzione dei loro utili; tuttavia il risparmio energetico in tutte le direzioni non può che essere auspicabile, visto ad esempio il dimostrato imminente esaurimento delle riserve petrolifere e l'arretratezza nella ricerca di fonti alternative.
Ovviamente il denaro risparmiato dai comuni grazie ad un'illuminazione più razionale potrebbe essere destinato a molteplici necessità dei cittadini, compresa (perché no?) una riduzione delle tasse locali.
Occorre però cambiare la mentalità ricorrente di tanti cittadini e soprattutto dei loro amministratori, secondo i quali è valido lo slogan generico "Più luce = più sicurezza". Molti pensano che la visione diretta di intense fonti di luce dia più sicurezza e visibilità, mentre dovrebbero capire che è importante illuminare soltanto dove è necessario, ossia le strade, schermando il più possibile le fonti di luce per evitare abbagliamento e dispersione del flusso luminoso verso l'alto. La visione diretta di intense fonti di luce, quali ad esempio gli "artistici" globi luminosi, non fa altro che restringere le dimensione dell'iride dei nostri occhi, rendendo di conseguenza peggio visibili le zone illuminate. In caso di nebbia poi le luci non schermate creano un alone ancora più deleterio per la visibilità della strada; per puro caso, tornando dall’osservatorio con una densa nebbia, ho potuto recentemente constatare ciò confrontando alcune strade limitrofe illuminate diversamente.
Volere a tutti i costi globi luminosi non schermati ad illuminare strade e piazze equivale ad auspicare di giorno tanti Soli bassi sull'orizzonte ad illuminare le stesse strade e piazze. Tutti dovrebbero sapere invece che notoriamente molti incidenti stradali avvengono proprio a causa dell'abbagliamento provocato dal Sole basso sull'orizzonte; di conseguenza non sono da escludere incidenti provocati dall'abbagliamento dei lampioni non schermati.
Ma cosa possiamo fare in pratica noi astrofili per sensibilizzare tutti sul problema dell'inquinamento luminoso?
A detta di molti, più che lamentarsi per la mancata visione del cielo notturno, occorre dimostrare l'utilità del risparmio energetico conseguente ad un'illuminazione più razionale. Poi occorre sfruttare tutte le occasioni per parlare del problema, a cominciare ad esempio dal proprio condominio, dove tutti vorrebbero risparmiare ma anche sentirsi più sicuri.
Inoltre ai non astrofili non dobbiamo dare l’impressione di volere lo spegnimento di tutte le illuminazioni pubbliche, anche se in realtà, detto tra noi, confessiamo che chiunque abbia guardato il cielo la mattina presto del 28 settembre 2003 durante il black out ha sognato (almeno per un attimo) altri frequenti black out notturni. Ed in tale caso furono proprio avvantaggiati gli astrofili all’antica con strumenti portatili alimentati a batteria. Mi piacerebbe sapere quanti astrofili italiani magari stavano iniziando una posa fotografica, potendola in quel caso allungare a dismisura!
Oltre tutto in tale notte non si registrò un aumento né degli incidenti stradali né della criminalità, a dimostrazione dell’infondatezza dello slogan sopra citato.
Qualcuno che conosco non è così contrario all’inquinamento luminoso, purché debole, perché la fioca luce consentirebbe di manovrare la strumentazione senza dover accendere abbaglianti torce.
Però è anche vero che molti sostengono che con la sola luce stellare sia possibile persino leggere dopo un adeguato adattamento all’oscurità.
Altro fronte su cui gli astrofili devono combattere è l’eccessiva permissività di alcune leggi regionali (per fortuna quella emiliana è abbastanza rigorosa).
Lo scoglio da superare è l’ammissibilità di irradiazione (seppure debole) al di sopra della linea dell’orizzonte. Infatti, con le leggi fisiche dell’ottica geometrica, è possibile dimostrare che proprio le luci a bassi angoli sull’orizzonte sono le più dannose perché vengono più diffuse e si propagano a maggiore distanza.
Tra l’altro si teme che un’eventuale legge nazionale possa essere così permissiva, vanificando forse gli sforzi delle regioni più intelligenti.
Alberto Dalle Donne